Premiata pasticceria Bellavista

Commedia in due atti di Vincenzo Salemme

Regia di Casimiro Gatto

Con Fedele Battipede (Aldo),  Antonio De Biase (Ermanno),  Luca Donadio (Memoria),  Domenico Donato (Carmine), Stefano Grisolia (Sasà e Mammina), Rosanna Guaragna (Giuditta), Arianna Orlando (Rosa),  Agostina Pugliese (Gelsomina) e  Lucrezia Zaccaro (Romina)

Scenografie di Andrea Magnelli

La commedia si svolge in una bella pasticceria napoletana gestita da Ermanno e Giuditta Bellavista entrambi eredi, da parte di padre di un terribile diabete. Con loro vive la dispotica  madre, Donna Assunta, malata di diabete e inferma in un letto, al piano superiore, che comunica con i figli tramite un grammofono. Perché Bellavista? Perché la commedia tratta il tema del trapianto di organi, in questo caso degli occhi, gli occhi di Ermanno ridotto alla cecità dal diabete. L’operazione riesce perfettamente ma qualche mese dopo, si presentano nella pasticceria tre strani individui, tre barboni: un cieco (Carmine), uno smemorato che si trasforma in mille personaggi, mille dialetti, mille nomi e una strampalata ex ballerina. I tre si riversano nel negozio pulito e lindo con la loro puzza e i loro stracci. Il cieco, buon parlatore, cervello assai fino rivela agli annichiliti presenti, di essere lui, l’involontario donatore di occhi che adesso porta Ermanno. A lui sono stati tolti perché creduto clinicamente morto. E invece si è inaspettatamente risvegliato, trovandosi cieco. Il barbone dice la verità, infatti è stato il fidanzato della stagionata Giuditta, giocatore scansafatiche ad organizzare il tutto grazie alle sua amicizia con il chirurgo. Che fare adesso? Ermanno non può restituire gli occhi. Ma Carmine non può rimanere senza occhi. Lui che tanti anni fa aveva deciso di vivere la vita solo “guardandola” lui che gli occhi sapeva usare con profondità, che solo “osservando” una persona riusciva a cogliere i sentimenti più profondi, lui che amava il mare, il cinema, le donne….. e adesso è pronto a tutto pur di riavere quanto gli è stato tolto.

In “Premiata pasticceria Bellavista” scritta da Vincenzo Salemme nel 1997 è rappresentata una realtà anche troppo presente nelle attuali cronache, un mondo grigio, livido, di cui mostra la miseria morale celata dietro apparenze di rispettabilità; coglie con mirata precisione l’amaro di un’umanità incapace di vedere, sentire, apprezzare il bello della vita e, quindi, di rispettare, con essa, la dignità di ogni persona.