‘Na santarella

Tre atti comici di Eduardo Scarpetta

Regia di Casimiro Gatto

Con Fedele Battipede, Caterina De Cristofaro, Filomena De Tommaso, Ivan Donadio, Luca Donadio, Sergio Ferraro, Marianna Fortunato, Luigi Grisolia, Stefano Grisolia, Rosanna Guaragna, Alessandro Laitano, Andrea Magnelli, Arianna Orlando, Mariella Pudia, Agostina Pugliese, Leonardo Schifino e Lucrezia Zaccaro.

Scenografie di Andrea Magnelli

’Na santarella è stata  scritta da Eduardo Scarpetta nel 1889 e rappresentata per la prima volta il 15 maggio dello stesso anno al Teatro Sannazaro di Napoli. La storia è incentrata su Nannina, educanda del Convento delle Rondinelle, da tutti ritenuta la più studiosa, la più gentile, la più diligente di tutte le ragazze, insomma “‘na vera Santarella!”. Ma Nannina, in realtà, non è affatto uno stinco di santo e con la sua furbizia e con la sua malizia scopre le magagne che nasconde Don Felice Sciosciammocca, l’organista del convento. Quest’ultimo, infatti, per arrotondare il misero stipendio da organista, ha composto un’operetta intitolata “La figlia dell’imperatore”, firmandola sotto falso nome. Nannina fiuta la situazione e cerca di sfruttarla a suo vantaggio, convincendo l’organista a portarla a teatro, per evadere dalla routine del convento.  La sua presenza in teatro fa però ingelosire Cesira, la primadonna dello spettacolo, innamorata di Felice, la quale si rifiuta di continuare la recita…

 

Con questa commedia Scarpetta raggiunse un grandissimo successo di pubblico e di cassetta, tanto che con i proventi fece costruire una villa al Vomero che chiamò “La santarella”, tanto famosa che lo stesso Comune di Napoli chiamò la strada che portava alla villa “Viale Santarella”. L’opera deriva dall’operetta di Meilhac e Millaud “Mam’zelle Nitouche” di cui Scarpetta, come racconta nell’autobiografia “Cinquant’anni di palcoscenico”, conservò la trama ma cambiò completamente l’ambientazione e le caratterizzazioni dei personaggi, tolse tutto il terzo atto che si svolgeva in una caserma «grazioso nell’operetta ma poco adatto alla scena di prosa, specialmente di un teatro dialettale» e, in più, per dare vivacità comica alla commedia, introdusse tre nuovi personaggi con funzioni di macchiette: il Marchesino Sparice, il cuoco cabalista e il vecchio sagrestano. Così trasformata la commedia fu rappresentata, con immutabile successo, per centodieci sere consecutive e più di mille furono le recite date in tutt’Italia.